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Agricoltura sinergica ecco cos’è

Lo studio dell’agricoltura sinergica, come dell’agricoltura naturale, nasce dall’osservazione dei processi naturali, dalla presa di coscienza che è necessario mantenere l’organismo suolo autonomo in grado di rigenerarsi, mettendo in relazione i diversi elementi in modo che possano essere equilibrati e protetti. É un lavoro che dovremmo fare tutti per elaborare una produzione vegetale sostenibile perché realmente ecologica, attraverso i processi di autofertilità del suolo.

In agricoltura le piante vengono accusate di assorbire elementi fertilizzanti dal suolo, ma com'è possibile che, se in natura le piante creano il suolo, in agricoltura lo distruggono?

La causa reale dell’impoverimento del suolo è data dal modo in cui lo manipoliamo per la produzione, pensando alla “forma del frutto” come unico elemento da salvaguardare.

SDO Orto Sinergico

L'agricoltura naturale vs l’agricoltura sinergica

L’agricoltura naturale, usando la legge della sinergia, rifiuta la prima legge in cui crede l’agricoltura convenzionale, che dice: se una data quantità di elementi si trova in una pianta coltivata e raccolta, la stessa quantità di elementi dovrebbe essere re-introdotta nel suolo. Questo principio non tiene conto della capacità delle piante di sintetizzare e convertire elementi ad esse necessari. Gli elementi nutritivi utili alle piante vengono dal sole, dai gas atmosferici e dall'acqua per il 95% del loro volume, ma viene comunque addebitata a loro la perdita di fertilità del suolo che invece si determina a seguito della sua lavorazione. Le piante prendono dal suolo solo azoto, oligo elementi e minerali, e un suolo destrutturato lo impedisce.

Purtroppo l’idea di dover compensare le perdite di fertilità del suolo continua a determinare i calcoli che si fanno per fertilizzare, per integrare la sua materia organica.

Per praticare l’agricoltura sinergica è necessario sentire prima di tutto un’empatia molto forte con l’organismo terra/suolo. La sinergia tra le piante in un orto sinergico si realizza con un equilibrio tra le piante coltivate, la microflora e la microfauna del suolo. Quindi una minore lavorazione meccanica significa minore danni a questi organismi che apparentemente non vediamo. Realizzare la complessità straordinaria d’interrelazione microscopica tra le specie presenti su un suolo selvaggio, vuol dire mantenere un equilibrio di salute; in un suolo non lavorato questo benessere si trasmette alle piante che crescono nel suo seno.

Un po’ di storia

La scoperta del dottor Alan Smith del dipartimento agricolo del New South Wales – Australia (uno specialista della materia), è uno schema complesso di relazioni tra le piante, i microrganismi del suolo e gli elementi nutritivi. Nei suoli naturali (imperturbati), questi processi funzionano in maniera sana e controllano efficacemente l’attività microbica, ivi compresa quella delle popolazioni d’organismi patogeni. Rendono inoltre assimilabili gli elementi nutritivi presenti nel suolo. Nei suoli perturbati da arature, lavori colturali e fertilizzanti con nitrati, questi processi non hanno e non possono avere luogo.

Sebbene le piante abbiano questa capacità unica di trasformare l’energia solare in energia chimica che utilizzano per crescere, metabolizzare e riprodursi, esse hanno anche bisogno d’altri elementi che sono incapaci di produrre direttamente. Per esempio hanno bisogno d’azoto, di fosforo di zolfo di calcio di magnesio, di potassio e di oligo-elementi. Il suolo costituisce una riserva di questi elementi, ma per un approvvigionamento adeguato, le piante devono mobilitare questi elementi alterando il suolo attorno alle loro radici. Un modo per far ciò è stimolare l’attività dei microrganismi che allora accrescono la mobilitazione degli elementi nutritivi.

Gli studi di Alan Smith dimostrano perché sistemi come la coltura senza aratura ottengano un tale successo.

Masanobu Fukuoka, un microbiologo ed agricoltore giapponese, cominciò negli anni ’30 a sperimentare un nuovo metodo di produzione vegetale. La sua sperimentazione ha un significato rivoluzionario perché ha eliminato l’aratro e copre il suolo con una “pacciamatura vivente” permanente durante la crescita delle colture.

Fukuoka ha dimostrato che l’agricoltura, la programmazione delle colture, può essere praticata rispettando la dinamica degli organismi viventi che si trovano naturalmente nel suolo.

Le piante sulla terra e nell’acqua formano la base della piramide energetica e sostengono quasi tutte le altre forme di vita; quindi sono certamente in grado di sviluppare e mantenere la materia organica e le comunità di vita del suolo.

Determinante è stato il lavoro di Emilia Hazelip. Esso consiste principalmente nell’adattamento ai nostri climi ed alla nostra cultura, dei principi che Fukuoka individua per l’agricoltura naturale:

  1. Fertilizzazione continua del suolo tramite una copertura organica permanente.
  2. Coltivazione di specie annuali in associazione a colture complementari, con l’integrazione d’alberi azoto-fissatori.
  3. Assenza d’aratura o di qualsiasi altro tipo di disturbo del suolo: il suolo si lavora da solo.
  4. Il suolo sì area da solo se noi evitiamo di provocarne il compattamento.

In pratica tutto si traduce in accorgimenti sperimentati in tutte le parti del pianeta sulla:

  1. PREPARAZIONE DEL SUOLO
  2. FORMAZIONE Delle parcelle coltivate (BANCALI)
  3. IRRIGAZIONE E PACCIAMATURA
  4. Uso dei tutori naturali
  5. Delimitazioni con le siepi

Dividendo il tutto in due grandi blocchi riguardanti le pratiche agricole monoculturali e le pratiche agricole non monoculturali. La prima riguarda grandi estensioni e grandi produzioni di un unico prodotto biologico (Per esempio il granturco, le lenticchie). La seconda pratica invece riguarda piccoli pezzi di terra dedicati all’orticultura e a piccoli frutteti.

Per chi volesse documentarsi direttamente su un campione di orto sinergico, può fare riferimento allo spazio situato a Milano, in via Vanzetti 5, arredato secondo i canoni dell’agricoltura sinergica e gestita dalla nostra associazione

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